Donne disabili e lavoro: quando la discriminazione è doppia

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Una ricerca della Uildm di Bologna e delle consigliere di parità indaga le condizioni del mercato occupazionale ’’in rosa’’. In primo piano le difficoltà legate al ’’razzismo involontario’’


BOLOGNA - "Io faccio la camiciaia e mi sono dovuta adattare alla situazione: quando non sono più potuta andare in centro perché non riuscivo a salire sull'autobus ho iniziato a lavorare da casa". Queste poche righe sono solo uno degli stralci della ricerca "Donne, disabilità e lavoro" che è stata presentata sabato scorso a Bologna. Uno studio sulle condizioni del mercato occupazionale "in rosa" da cui emergono difficoltà legate alla presenza di barriere architettoniche, pregiudizi e alla poca consapevolezza che condizioni di lavoro adeguate siano un diritto riconosciuto dalla legge.

L'indagine, qualitativa, è stata voluta e realizzata dalle consigliere di parità della Provincia di Bologna, dalla sezione locale della Uildm (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare) e dal Cerpa Italia (Centro europeo di ricerca e promozione della accessibilità), grazie anche al contributo delle sezioni bolognesi dell'Aism (Associazione italiana sclerosi multipla), dell'Aias (Associazione italiana assistenza spastici) e dell'Aniep (Associazione nazionale per la promozione e la difesa dei diritti civili e sociali degli handicappati).

"Spesso una persona disabile si trova ad affrontare una doppia discriminazione: una legata alla propria malattia, l'altra al solo fatto di essere di sesso femminile", ha commentato Lucia Lella, vicepresidente della Uildm di Bologna. I dati raccolti (50 interviste effettuate a donne disabili con un'età media di 45 anni), infatti, sono stati analizzati prendendo in considerazione alcuni temi come ad esempio l'accessibilità, l'inserimento attraverso il collocamento mirato, la mansione svolta, la flessibilità dell'orario, il rapporto con i colleghi, la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, il trasporto, il sostegno psicofisico e l'assistenza socio-sanitaria.

Dalle conclusioni sono emerse chiaramente alcune difficoltà che le donne disabili hanno incontrato nell'avvicinarsi al mondo professionale: disagi legati soprattutto alla presenza di barriere, sia architettoniche sia culturali, ma anche "alla scarsa consapevolezza dei propri diritti", ha precisato Rita Bencivenga del Cerpa. "Alcune intervistate vivono la propria disabilità e quello che ne consegue come un problema personale, altre invece sentono di essere vittima di una specie di ?razzismo involontario' da parte dei colleghi". Un'attenzione particolare la ricerca l'ha poi rivolta alla formazione. "La legge sull'integrazione scolastica ha iniziato a far sentire i suoi effetti anche nel mondo dell'occupazione - ha sottolineato Giovanna Cantoni dell'Università di Bologna -, tanto che le lavoratrici più giovani hanno mostrato un livello di istruzione più alto".

Ma diamo la parola alle intervistate (il 46% è sposata o vive con un compagno, il 56% è attualmente occupata mentre le altre sono pensionate, studentesse o hanno smesso di lavorare, il 40% possiede un diploma, il 28% una laurea e il 26% una licenza media). Se da una parte c'è chi rifiuta le borse lavoro perché non crede sia "dignitoso guadagnare 100 euro al mese", dall'altra invece c'è chi per tutta una vita ha "sopperito alla mancanza di autonomia facendo affidamento solo sui genitori, gli amici e il fidanzato".

Poi ci sono donne che pensano che l'accessibilità sul posto di lavoro non sia certo "l'usciere che tutte le mattine sorride e apre la porta", altre che credono fermamente che il "problema" non siano loro ma "le strutture" e altre ancora che avrebbero voluto che "il collocamento fosse mirato non solo di nome ma anche di fatto". Infine c'è chi lamenta "attenzioni materne più che professionali", come se fosse "quasi impossibile crearsi una credibilità" legata alle capacità lavorative. A riflettere sulle condizioni dell'occupazione al femminile sono state anche Francesca Arcadu e Simona Lancioni del Gruppo nazionale donne della Uildm, Renata Bortolotti della Camera del lavoro di Bologna, Paola Cicognani del Servizio Lavoro della Regione Emilia-Romagna e Lucia Sciuto del Centro ausili dell'Ausl. (mt)

(20 novembre 2007)

Dall'URL: http://www.superabile.it/CANALI_TEMATICI/Lavoro/Inchieste/info1478070620.html