Claudia Zuncheddu, dimissioni personali e richiesta di soppressione della Commissione PO

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“La crisi della politica in assenza di Democrazia Paritaria.

Il ruolo della Commissione Pari Opportunità”.

Le dimissioni personali e la richiesta di soppressione della Commissione(Riunione Consiglio Comunale di Cagliari del 14/11/07) 

 

Questo documento sarebbe dovuto essere esposto nel corso della riunione del Consiglio del comune di Cagliari, ma non è stato possibile per le contestazioni del cons. Alessandro Serra di Alleanza Nazionale e del continuo disturbo a limite della provocazione fisica fatto dal cons. Tamar Benamara del PDCI. In altri tempi avremmo definito questa provocazione come organizzata da “elementi infiltrati” nella sinistra.  Il fallimento del sistema politico su tutti i fronti, dalla gestione del pianeta a quella del quadrato di verde pubblico del proprio quartiere, deve farci riflettere.Sarà colpa della lenta evoluzione biologica del genere umano? A molti farebbe comodo dare una simile interpretazione, ma così non è. 

Quando parliamo di genere umano, ci riferiamo a uomini e donne; quando parliamo di collettività, di popoli, di cittadini, parliamo di uomini e donne. Ma quando parliamo di potere politico, parliamo solo di uomini.E’ da queste semplici considerazioni che bisogna ripartire per una riflessione sulla qualità della politica, la quale senza il contributo degli uomini e delle donne insieme è parziale, frustrata e incapace di rappresentare appieno la società con le sue istanze. Gli uomini e le donne sono le “diversità” che solo se insieme creano l’unità da cui un sistema politico per essere equo ed equilibrato non può prescindere.L’equivoco interpretativo sulla diversità di genere, è da sempre alla base di discriminazione per la donna, “soggetto violabile e quindi oggetto di dominio”. 

 E’ la concezione del sesso debole che nei miglior dei casi bisogna proteggere; è così che nasce pure l’idea delle quote in politica, a mio avviso discriminanti oltre che incostituzionali. La politica italiana fallisce innanzitutto per mancanza di Democrazia Paritaria.Oggi sono in tanti a sproloquiare di Democrazia Partecipativa ignorando il reale significato, e cioè l’espressione di un bisogno della società civile, che implica grandi trasformazioni all’interno del sistema degli stessi partiti in quanto presuppone la democrazia paritaria.La Democrazia Partecipativa non è una moda stagionale, ma è la possibilità di accesso a tutte le sedi di dibattito e di decisione dei cittadini: uomini e donne.Come si può parlare di Democrazia Partecipativa quando i partiti politici discriminano le donne, impedendone l’accesso a tutte le strutture decisionali, per non parlare dei vertici? Nel Consiglio Comunale di Cagliari su 40 consiglieri, le consigliere sono solo tre!!! due del “Centro Sinistra e Sardisti”, una di Forza Italia. 

Come pensano i nostri partiti politici di praticare concretamente la Democrazia Partecipativa di cui spesso si riempiono la bocca, se non c’è Democrazia Paritaria nel proprio sistema interno? Sono disposti nel rispetto dell’articolo 51 della Costituzione Italiana (che prevede la presenza dell’uno e dell’altro sesso, in condizioni di uguaglianza) a garantire il dovuto spazio alle donne?La crisi del sistema politico è legata ad una anomalia di base, e cioè alla gestione univoca e quindi dominante di un genere, con la totale esclusione dell’altro. Ma se gli spazi all’interno del sistema politico sono occupati solamente dagli uomini, quel sistema sarà anomalo poiché privato dell’enorme contributo di idee ed esperienze delle donne. E come tutte le cose a metà, sarà traballante, sempre più instabile e incerto, votato alle insanabili crisi.Applicare il principio della Democrazia Paritaria è un processo lungo e difficile, perché va rifondata una democrazia.

Questa è una lotta di civiltà dalla quale i partiti politici non possono più esimersi. Non ci può essere emancipazione sociale senza un’emancipazione politica in condizioni di uguaglianza, e questa di certo è tutt’altro che garantita da una politica di protezione dettata dalle quote e ancor meno dalle Commissioni Pari Opportuntià. Chi non vuole la Democrazia Paritaria, propone in modo demagogico le quote.Ribadisco che per le donne non sono opportune né postazioni privilegiate, né precedenze, l’unica garanzia è il diritto alla partecipazione nella stessa misura degli uomini. Ritengo che i partiti politici, a prescindere dalle targhe, debbano avviare un processo di cambiamento rivisitando tutti i privilegi dei “cari” politici, i quali troppo spesso oltre a contribuire all’incremento della povertà della gente e dei luoghi, hanno pure garantiti i “cari investimenti” per le proprie campagne elettorali. Le donne saranno sempre più svantaggiate anche per questo.  

All’interno di una società civile, il diritto e la politica dovrebbero essere per natura in armonia, ma così non è. La politica viola il diritto. Infatti l’art. 51 della Costituzione, antidiscriminatorio e per l’uguaglianza rappresentativa fra i sessi, non ha mai trovato concreta attuazione.Oggi la proposta di legge popolare  “50 e 50” lanciata dall’UDI  per una Democrazia Paritaria, è una sfida  alla politica. Sono i partiti  che devono cambiare i propri statuti secondo le norme previste dalla Costituzione; che prevedano le giuste regole a garanzia di una presenza paritaria con l’alternanza dei due sessi, nel massimo rispetto della libertà degli elettori e senza la pretesa di alcuna garanzia di risultato.

Le quote di riserva sono incostituzionali.La memoria sepolta di noi sardi è ricca di modernità e di emancipazione istituzionale, consiglierei una rivisitazione storica tra E. D’Arborea e la Carta Delogu, per comprendere  cos’è una reale società civile e paritaria. La società di uomini e donne deve rispecchiare entrambi, e cittadini e cittadine devono liberamente poter eleggere il proprio rappresentante a prescindere dal sesso.       

DIMISSIONI

Dopo un lungo periodo di riflessione e di tentativi per dar senso alla vita della Commissione Pari Opportunità del Comune di Cagliari, proponendo che divenisse il motore propulsivo di un processo di moralizzazione e di cambiamento all’interno delle nostre istituzioni, con rammarico, il risultato emerge anche dalle “cronache” giornalistiche di questi ultimi tempi; 

Per quanto ho dichiarato, non riconoscendo alla Commissione Pari Opportunità del Comune di Cagliari nessuna funzione, se non quella: del pudore della foglia di fico; dell’istituzionalizzazione del futile; dello sperpero economico delle risorse pubbliche; della confusione oltre che dei luoghi, dei ruoli istituzionali dove la segretaria gioca a fare la presidente, mentre la presidente è inesistente; di appendice acritica del sistema (e in questo caso di centro-destra) di cui è fedele esecutrice e domestica dei suoi ordini; di atlete olimpioniche che in tempi record (scambiando la sede assembleare con i corridoi) lasciando il luogo del dibattito (tanto questo non serve), per sincronizzare alla perfezione il movimento delle manine, tutte in alto per votare a favore dei loro progettini, e tutte in basso con fermezza per bocciare quelli delle altre; 

Essendo inaccettabile di essere rappresentate ad un dibattito pubblico (come è avvenuto all’università) sul grande tema riguardante “la violenza sulle donne nel mondo”, per poi vedere la Presidente delle P.O. rinunciare al microfono sostenendo di “non essere preparata sull’argomento”. Di certo non è un inno alla dignità, né al pudore, né all’umiltà. L’epoca di questo modo di intendere le Pari Opportunità è finita e la commissione del comune di Cagliari, visto il penoso ruolo, ne è la più brutale conferma.Nel dimettermi (come consigliera donna nonché come vice-presidente) e  nel ribadire il mio diritto a non farne parte, 

CHIEDO

l’abolizione di questa commissione che non ha senso di esistere, ma che nella sua miseria politica sa essere un grande carrozzone funzionale ad un sistema contro il quale lotto da sempre, prima di tutto come donna;  CHIEDOche il Consiglio Comunale si pronunci sulla necessità di sopprimere la commissione P.O. e conseguentemente modificare le norme statutarie che la riguardano.     

CHIEDO

Che i fondi destinati alle P.O. vengano investiti per il diritto allo studio e alla cultura come massima espressione di democrazia, anche alla luce della inquietante dispersione scolastica che si registra in Sardegna fra gli uomini; che parte dei fondi vengano investiti in manifestazioni e seminari sulla conoscenza e la pratica della democrazia come antidoto contro la violenza sulle donne e per costruire insieme un mondo migliore. 

Claudia Zuncheddu

                                                                                              consigliera Psd’Az

                                                                                              e vicepresidente Comm. P.O.

14/11/2007