No al Codice Bianco Rosa - Appello

Ultimo aggiornamento (Giovedì 17 Dicembre 2015 00:58) Scritto da Administrator Mercoledì 16 Dicembre 2015 00:00

Stampa

 

No al Codice Bianco Rosa

Il Pronto Soccorso si trasforma

in trappola per le donne maltrattate

 

Appello alle e ai parlamentari della Sardegna

 

L’associazione noiDonne 2005 sottoscrive e rilancia in Sardegna l’appello per il ritiro dell’emendamento Giuliani, lanciato da Rete dei Centri Antiviolenza D.i.Re, Telefono Rosa, Unione Donne Italiane, Libera Università delle Donne di Milano, Ferite a Morte, Fondazione Pangea, Pari o Dispare e molte altre associazioni in Italia, rivolgendosi in particolare alle e ai parlamentari dell’isola, perché lo contrastino con decisione.

L’emendamento detto “Codice Bianco Rosa” n. 1.131 al ddl Atto della camera n. 3444 cd. Legge di Stabilità a firma Giuliani, Verini, Ferranti, Ermini, Gribaudo, Tartaglione, Bazoli, Amoddio, Mattiello, Zan, Campana, Guerini, Morani, Rostan, Pini, Locatelli, Galgano, Milanato, Polverini, D.Bianchi, rappresenta un attacco alla libertà e alla sicurezza delle donne, alla cultura e alla consapevolezza che le associazioni femminili e femministe hanno costruito in Italia. Il cosiddetto “percorso tutela vittime di violenza” assimila la violenza maschile, che colpisce una donna su tre e spesso con esiti fatali, a qualunque altra violenza su soggetti per giunta definiti “vulnerabili”: anziani, bambini, portatori di handicap e omosessuali. Configura un percorso obbligatorio e a senso unico: la donna che si rivolge al Pronto Soccorso sarebbe automaticamente costretta in un tracciato rigido, senza poter decidere autonomamente come agire per uscire dalla violenza, e si troverebbe di fronte  un magistrato o a un rappresentante della polizia giudiziaria prima ancora di poter parlare con una operatrice di un Centro Antiviolenza che la ascolti e la sostenga nelle sue libere decisioni. L’emendamento mette in pericolo l’incolumità fisica e psichica delle donne che subiscono violenza maschile, e rischia di compromettere l’emersione del fenomeno. Infatti, se l’emendamento fosse approvato, una donna picchiata avrebbe timore di rivolgersi al Pronto Soccorso, sapendo che la sua richiesta di aiuto e di prestazioni sanitarie si tradurrebbe automaticamente in una azione di polizia e poi giudiziaria. Chi garantirebbe l’incolumità fisica della donna dopo la visita al Pronto Soccorso? Una delle ragioni per cui le donne stentano a chiedere aiuto e a denunciare è proprio che hanno paura di essere uccise dal maltrattante se lo fanno. I Centri Antiviolenza, che hanno venticinque anni di esperienza nell’affrontare quotidianamente la violenza contro le donne, sono completamente cancellati dall’emendamento. La violenza maschile contro le donne viene considerata un problema sanitario e di ordine pubblico e sicurezza, invece di essere affrontata come fenomeno strutturale e complesso di ordine politico, sociale e culturale. L’emendamento è in aperta contraddizione con la Convenzione di Istanbul (che è stata sottoscritta dall’Italia, è giuridicamente vincolante dall’agosto 2014 e prevede un sistema di supporto integrato tra i diversi attori territoriali, a iniziare dai Centri Antiviolenza), la vigente legge 119/13, il pur discutibile Piano Nazionale Antiviolenza appena firmato dal Governo, le leggi Regionali in materia; inoltre annulla il ruolo fondamentale del Dipartimento delle Pari Opportunità previsto dalla legge. Per tutte queste ragioni se ne richiede il contrasto e l’immediato ritiro.

Appello ed elenco dei soggetti firmatari su:

http://www.direcontrolaviolenza.it/il-pronto-soccorso-si-trasforma-in-trappola-per-le-donne-maltrattate/ 

Sassari, 17 dicembre 2015